La storia di Gerarda, volontaria della Caritas di Avellino

Quando parla, Gerarda Siccardi sorride con gli occhi. È un sorriso stanco, di chi non si è mai tirato indietro. Ma è anche un sorriso luminoso, come quello di chi ha scoperto che donare tempo e mani può trasformarsi in una vera forma di felicità.

Gerarda viene da 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 e da quasi 𝐧𝐨𝐯𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢 entra ogni settimana nella cucina della Caritas come se fosse casa sua. Prima lavorava nelle mense scolastiche: «Poi ho smesso di lavorare – racconta – e mi sono trovata a chiedermi: adesso che faccio?. Conoscevo bene Antonio Di Grezia, il cuoco storico della Cittadella della Carità, e da lì è cominciato tutto. Ho iniziato a venire qui. E non me ne sono più andata».

Da allora, la sua è diventata una presenza costante. Almeno tre giorni a settimana è in cucina in via Morelli e Silvati, spesso anche la 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚. «Non ci sono feste», dice con una naturalezza che colpisce. «Neppure a Natale o a Pasqua. Facciamo i turni. Il bisogno non si ferma mai».

A casa ad aspettarla c’è solo il marito, ora che i figli vivono e lavorano lontano da Mercogliano. E forse anche per questo che la Caritas è diventata per lei una seconda famiglia. Una famiglia grande, complessa, ma piena di volti che tornano, giorno dopo giorno.

Nella cucina della mensa di via Morelli e Silvati si alterna con altri volontari. Ogni giorno, Gerarda prepara c𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐜𝐢𝐧𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐢 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐢, alcuni destinati anche a chi viene a ritirarlo ma non lo consuma a mensa.

Il menù? «Lo facciamo in base a quello che c’è nel frigo – dice ridendo -. Oggi verza all’insalata, domani chissà». È una cucina creativa che ogni giorno propone piatti diversi, quella che Gerarda e le altre volontarie propongono agli ospiti. Gli ingredienti arrivano da donazioni, da offerte spontanee, da chi decide di dare una mano in silenzio.

«È un menù vario, più completo di quanto si possa immaginare – continua -. Primo, secondo, contorno, frutta e quasi tutti i giorni anche un dolce. A volte qualche amico compra la frutta. È bello vedere che c’è chi pensa agli altri anche così».

La parte più intensa, però, non è mai il cibo. È lo sguardo. Sono i nomi che ritornano.

«A furia di vederli da anni, un minimo di rapporto si è creato» confessa Gerarda. Non è una vera amicizia, ma un rapporto intenso basato sul rispetto e la riconoscenza.

«La ricompensa più bella? Quando gli ospiti ti dicono che il piatto era buono: te lo dicono con il cuore, e non c’è cosa più bella».

I volontari, alla mensa della Cittadella della Carità non sono mai abbastanza.

«Giovani ce ne sono pochi – osserva la signora Gerarda-. Se non fosse per i ragazza del servizio civile, sarebbero davvero pochissimi. Qui c’è tanto da fare tutti i giorni, anche la domenica. Si comincia alle 𝟕:𝟑𝟎 e si finisce verso le 𝟏𝟑, a volte anche più tardi. Ecco perché invito chi voglia dare una mano ad avvicinarsi alla Caritas».

E magari avviare un percorso proprio come ha fatto Gerarda. Che continua a esserci e a offrire un sorriso a tutti.