“Noi, custodi della dignità”: la storia di Carmelina, volontaria per scelta e per memoria

Carmelina Di Grezia da Mercogliano porta nel suo nome una storia che non comincia oggi.

Parte molti anni fa, tra i profumi di una cucina e il silenzio operoso di chi ha scelto di servire gli altri senza clamore. Suo zio Antonio è stato per tanto tempo il cuoco della Caritas. Un uomo che ha dedicato la sua vita a preparare pasti per chi aveva poco o nulla, fino a quando, poco meno di un anno fa, non è venuto a mancare, lasciando un vuoto grande e una traccia profonda.

Oggi Carmelina quella traccia non l’ha dimenticata. L’ha raccolta.

Fino alla scorsa estate lavorava come impiegata amministrativa in un’azienda che poi ha chiuso. Un cambiamento improvviso, difficile. Ma Carmelina non è rimasta ferma. Il volontariato, in realtà, faceva già parte della sua vita: è volontaria dell’AMOS Partenio, l’associazione delle donne operate al seno, una fragilità che non l’ha mai fermata, ma che forse le ha insegnato a guardare gli altri con uno sguardo ancora più attento.

«Da quando ho smesso di lavorare qualcosa intorno a me è cambiato», racconta. Accanto a lei h il marito, i suoi due figli vivono fuori: una di loro è impegnata come volontaria in Africa. Una distanza che pesa, ma che Carmelina riempie di senso stando qui, nella cucina della Caritas, accanto a Gerarda e agli altri volontari.

Quello che più colpisce di Carmelina non è tanto quello che fa, ma come lo fa.

«A me restituisce tanto il modo in cui le persone arrivano qui», dice. «Si presentano con gentilezza. Con rispetto». E poi aggiunge una frase che spiazza, perché ribalta il punto di vista:

“Dovremmo ringraziare noi loro”.

Ringraziare chi chiede aiuto. Perché chiedere non è facile. Perché bussare a una porta quando si è fragili richiede coraggio.

«Ci ringraziano con una dignità enorme», continua Carmelina. «E noi dobbiamo stare attenti a non farla perdere mai. Non dobbiamo far pesare quello che facciamo. Non devono sentirsi in debito».

Per lei, ogni persona che entra in mensa dovrebbe sentirsi come se stesse entrando in un ristorante. Accolta, rispettata, guardata negli occhi.

Non “un povero”, non “un bisogno”, ma una persona.

Carmelina lo ripete spesso: la dignità non è un dettaglio, è il cuore di tutto.

«Noi non facciamo perdere loro la dignità. Anzi, dovremmo custodirla». È una responsabilità grande, che va oltre il piatto caldo o il servizio offerto.

Viviamo, dice, in un mondo che corre su un solo binario, sempre più veloce, sempre più distratto. Un mondo che non si ferma ad ascoltare.

«Qui invece il tempo cambia», racconta. «Qui siamo fortunati. Stare alla Caritas ti ricorda che non tutto deve correre. Che l’incontro conta più della fretta».

E così, tra una pentola da mescolare e uno sguardo da accogliere, Carmelina continua a onorare una memoria familiare, ma soprattutto una scelta personale: quella di esserci.

Non per sentirsi migliore.

Ma per ricordare, ogni giorno, che la gentilezza è già una forma di giustizia.