“Prendere la mano di chi te la tende”: la storia di Mario, tra rinascita e gratitudine

Mario ha 37 anni, viene da Baronissi e quando racconta il suo percorso sceglie parole semplici, asciutte ma che lasciano addosso un segno.

La sua storia è una di quelle che si sussurrano con pudore, perché certe fatiche non si espongono come bandiere: si portano addosso, si trasformano, si superano un giorno alla volta.

Oggi Mario è impegnato in un progetto di recupero alla Caritas di Avellino, all’interno dell’iniziativa Sapori di inclusione, un percorso formativo realizzato grazie alla collaborazione con gli chef Franco Vitulano e Luigi Vitiello e con la comunità Casa sulla Roccia.

Un progetto pensato per rimettere in piedi persone che hanno vissuto periodi difficili attraverso una competenza concreta: la cucina.

«Siamo stati incanalati in un sistema ben fatto – racconta -. Per tre mesi abbiamo seguito un corso di cucina, e alla fine ho ottenuto un attestato formativo. Su venti persone, otto di noi hanno avuto una borsa lavoro. È stata un’opportunità grande».

Da circa un mese Mario presta servizio nella cucina della Caritas. È un pezzo di strada, forse piccolo, ma importante.

«Ringrazio le signore della cucina per la collaborazione e l’accoglienza. Gerarda, in particolare, è stata una guida: ci ha fatto conoscere il posto, ci ha fatto sentire parte di qualcosa».

La gratitudine di Mario non è formale: è un sentimento che si vede mentre osserva gli ospiti sedersi, mangiare, ripartire un po’ più sereni.

«È una bella esperienza», dice. «Vedere le persone andare via soddisfatte ti riempie. Quando hai passato certi disagi, quando hai visto da vicino la sofferenza riconosci quella degli altri. E ti viene naturale dare una mano».

Mario non nasconde il suo percorso.

«Io stesso ho vissuto momenti di difficoltà. Fortunatamente ne sono uscito. Però il disagio degli altri lo riconosco bene: lo vedo in chi arriva qui. E qui, come in comunità, ho capito una cosa: nella vita devi essere bravo a prendere la mano di chi te la tende».

Il suo è un pensiero che resta sospeso, che racconta quanto la forza interiore delle persone abbia la necessità di venir fuori e raggiungere il prossimo.

Alla Caritas, Mario ha ritrovato un luogo di opportunità, una comunità che guarda oltre il fallimento e oltre la paura. «La realtà fuori è diversa – spiega-. Qui sto bene. C’è soddisfazione e gratificazione nel preparare un pasto caldo per qualcuno o anche solo nello spendere una parola di conforto».

Il futuro per lui non è un progetto a lungo termine, ma una strada aperta da percorrere un passo alla volta. «Io vado avanti giorno per giorno – dice. Adesso penso soprattutto al futuro dei miei figli».

Ed è in questa frase che si comprende davvero il senso del suo cammino: non un ritorno al punto di partenza, ma un andare incontro a una vita nuova, con le mani ancora segnate dalle difficoltà, ma finalmente libere di costruire.